LA LUSSURIOSA REGINA DI SOMMA VESUVIANA

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Nei territori della provincia di Napoli la presenza del passato è ancora forte, ciò grazie non solo ai tanti resti archeologici ovunque visibili è visitabile, ma anche e soprattutto grazie ai racconti, ai miti ed alle leggende per secoli trasmessi giungendo fino ai nostri giorni.
Un esempio ne é il racconto de “La regina Giovanna di Somma Vesuviana”. É questo il soprannome con cui alle falde del Vesuvio è meglio conosciuta la regina Giovanna II d’Angiò.

Su di lei, “regina mantide”, dura ed autoritaria, nacquero già nel XV secolo molti racconti, che mettevano in risalto soprattutto i suoi vizi.

A Somma Vesuviana, il racconto più noto parla dei numerosi amanti della Regina e di come lei li raggiungesse per cunicoli sotterranei,  su una carrozza d’oro. Quei cunicoli, che molte delle persone intervistate dicono di aver percorso, potrebbero essere cavità naturali o parti dell’acquedotto augusteo del Serino, o ancora, resti di edifici di età romana.
Intorno a Giovanna II, donna ardente e lussuriosa, sorsero quindi moltissime leggende, una delle quali, la voleva carnefice dei suoi stessi amanti che, dopo aver intrattenuto con essi rapporti amorosi, avrebbe fatto  cadere in trabocchetti appositamente costruiti in una sala del palazzo reale.

Ancor oggi la fama della spietata e licenziosa regina sopravvive nell’immaginario collettivo degli abitanti dell’area vesuviana come si evince dalle affermazioni di due intervistate proprio sulla figura della controversa monarca.

Signora T: ”La Regina Giovanna era una donna viziosa e le piacevano gli ufficiali: dopo essere stata con qualcuno, lo buttava giù del castello de Curtis, nel tunnel, e così tutti i suoi amanti; si dice che sia morta “sotto il cavallo”.”
Signora A: ”Quando ero ragazzina, si raccontava di questi… cunicoli sotterranei che partivano dal monte e arrivavano fino alla Starza della Regina Giovanna e che erano appunto utilizzati per… le fughe segrete degli… amori segreti… della Regina stessa.”

Tra racconti, leggende e dati storici, il ritratto di Giovanna II d’Angió, alias “Giovanna di Somma Vesuviana”, conserva proprio in questa doppia denominazione i contrasti di una sovrana che, agli inizi del XV secolo, tra intrighi di corte e guerre dinastiche, resse da sola un Regno che dalla penisola meridionale si estendeva fino in Sicilia,  Gerusalemme ed Ungheria, e di una donna che, in un mondo ancora fortemente maschilista, mal digeriva che la regina vivesse con passione i propri amori e che concedesse ai propri amanti pressappoco lo stesso trattamento che i “colleghi” uomini di tutta Europa, riservavano alle loro concubine.

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